Riforma del copyright: cosa prevede

  • Riforma del copyright: cosa prevede

    Riforma del copyright: cosa prevede

    Hai sentito la notizia della riforma del copyright ma non sai esattamente cosa prevede? Ecco una piccola guida e qualche cenno di “storia” per sapere da dove proviene.

    Parlando di mondo web, la riforma del copyright è il tema che ha più scosso il settore negli ultimi giorni.

    Storia delle riforma del copyright in UE

    La riforma nasce nel Settembre del 2016 quando viene presentata la proposta di rinnovare il diritto d’autore, in modo da limitare l’uso di materiali soggetti a copyright nei contenuti che risultano nelle anteprime delle ricerche o delle condivisioni online.

    Le opposizioni alla proposta sono state subito molte, e nell’Aprile del 2018 145 organizzazioni operanti nel settore dei diritti umani e digitali, della libertà dei media, dell’editoria e dei servizi internet, firmano per contrastare la legislazione proposta.

    Nonostante ciò il 20 Giugno 2018 la Commissione Giuridica del Parlamento Europeo approva la proposta e richiede un ulteriore voto di tutto il Parlamento per l’approvazione della legge, la quale viene invece respinta dallo stesso il 5 Luglio 2018, rimandando la proposta ad una nuova discussione.

    Il 12 Settembre scorso invece, dopo la nuova presentazione della proposta al Parlamento, la riforma viene approvata e viene dato il via ai negoziati tra Consiglio e Commissione per stendere una versione definitiva.

    Solo a Gennaio 2019, se non dopo, la legge verrà votata definitivamente.

    Cosa prevede la riforma sul copyright 

    La riforma vuole dare toccare in specifico a due aspetti: il controllo della circolazione delle informazioni online ed il caricamento di contenuti coperti da copyright senza autorizzazione.

    Questo problemi esistono davvero, ma le soluzioni trovate sembrano peggiorare la situazione.

    Tra gli articoli della riforma citiamo l’art. 11, il link tax, presentato ai quotidiani come l’unico strumento per consentire agli editori di ottenere nuovamente gli introiti persi con l’arrivo di internet. Gli editori lamentano infatti ad esempio che colossi come Google o Facebook incassano anche dal fatto che sul web gli utenti postano link alle notizie dei giornali, e questo rende le piattaforme un luogo dove gli utenti spendono diverso tempo, aumentando gli introiti dei grandi player.

    La norma approvata parte dal presupposto che i colossi del web pagheranno sicuramente per pubblicare tali link, ma se non lo facessero, come già successo in alcuni paesi, circolerebbero meno notizie e si determinerebbe un minor traffico e minori introiti per gli editori: insomma un cane che si morde la coda!

    Altro articolo sotto i riflettori è l’art. 13, detto censorchip machine, che obbliga le piattaforme ad anteporre un filtro quando vengono caricati contenuti online, come ad esempio su Youtube. Ad oggi è il produttore o artista che deve segnalare se un suo video è online senza consenso, con la norma si vuole invertire il processo. Il problema è che in passato, persino il filtro di Youtube ha sbagliato togliendo ingiustamente video leciti… Come riusciranno altre piattaforme più piccole a evitare tali errori?

    Ma non solo, nemmeno la Libertà di Panorama è passata: vale a dire che non si potranno più fare liberamente foto a monumenti, palazzi e paesaggi per poi pubblicarli sui social.

    Insomma questa riforma sembra avere diverse falle ai nostri occhi.

    Speriamo che l’approvazione definitiva preveda forti modifiche. Non ci resta che aspettare!

     


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